CORRIERE DELLA SERA: MARTONE “LASCIO LA PRESIDENZA DELLA CIVIT PER FAR FINIRE LE STRUMENTALIZZAZIONI”

Riporto di seguito l’intervista che mi è stata fatta da Sergio Rizzo, pubblicata sul Corriere della Sera di domenica 11 marzo 2012. 

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Antonio Martone: basta strumentalizzazioni.

Antonio Martone ha deciso. Si dimette dall’incarico di presidente della Civit, l’authority che dovrebbe valutare le pubbliche amministrazioni nonché vigilare sulla integrità e la trasparenza della burocrazia. E forse, in futuro, combattere la corruzione. Dice che se ne va «per evitare strumentalizzazioni» contro la stessa Civit. Ma pure contro suo figlio Michel Martone.

Da dove viene «Michel»?

«Mia moglie è francese e lui è nato a Nizza. Se all’anagrafe l’avessi registrato come Michele, così si chiamava mio padre, in Francia gli avrei dato un nome da donna. Ecco perché Michel».

Ora è viceministro del Lavoro.

«Esatto».

E il padre si fa da parte per alleggerire la pressione su di lui. «Mi dimetto dalla presidenza, ma resto nella commissione».

Il gran giorno? «Martedì prossimo. Mercoledì dovrebbe concludersi la discussione sulla legge anticorruzione, che secondo il testo uscito dal Senato affida alla Civit un compito centrale».

Un momento simbolico.  «Il momento più adatto».

Non c’entrano niente tutte le storie nelle quali è stato tirato in ballo, a cominciare dalla vicenda della P3?

«Ho dovuto leggere che per quella inchiesta sarei stato tra gli indagati, ed è assolutamente falso: sono stato ascoltato il 3 agosto del 2010 come persona informata sui fatti, poi più nulla. Mi hanno qualificato come frequentatore dello studio di Cesare Previti, che ho incontrato per caso 12 anni fa. Mi sono stati affibbiati rapporti con Luigi Bisignani, che non conosco…».

Antonio MartoneUna persecuzione. Il suo blog è una lista interminabile di smentite.

«Credo che molte di queste uscite siano dirette a colpire mio figlio. Forse c’entra pure l’invidia, chissà… Un giornale ha perfino scritto che la Civit gli avrebbe assegnato una consulenza retribuita. Ho smentito, e loro che hanno fatto? L’hanno ribadito».

La stessa consulenza che suo figlio aveva avuto dall’ex ministro Renato Brunetta, il quale poi ha nominato lei alla Civit? Ricorda quante polemiche?

«Altra sciocchezza. Michel è stato consulente del ministero sei mesi prima che si parlasse anche solo lontanamente della mia nomina».

Adesso ci dirà che non conosce Brunetta.

«Lo conosco eccome. Siamo amici dai tempi in cui eravamo insieme al Cnel».

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Scarica l’Articolo originale sul Corriere della Sera “Lascio la guida dell’authority sulla trasparenza. Lo faccio per tutelare mio figlio Michel”

Antonio Martone Scarica l'Articolo originale sul Corriere della Sera "Lascio la guida dell'authority sulla trasparenza. Lo faccio per tutelare mio figlio Michel

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E non le disse niente di quella consulenza?

«Lo seppi da Michel. Capiamoci: lui è un uomo, all’epoca aveva 36 anni. E sa quanto gli dava Brunetta?».

Quanto?

«Milletrecento euro al mese».

A cui si aggiungeva lo stipendio da professore universitario.

«È ordinario da quando aveva 29 anni».

Lo sappiamo. Ci sono state polemiche anche a proposito di quel concorso. Lei che dice?

«L’ennesima strumentalizzazione. Mi si stanno attribuendo poteri che non ho mai avuto. Crede davvero che io sia come quei baroni che si portano appresso i figli?».

Michel Martone insegna diritto del lavoro alla Luiss, come ha fatto anche lei per 13 anni: ho controllato.

«Era un’altra era geologica. Sono uscito dalla Luiss che Michel aveva 14 anni. Mio figlio è andato via di casa a 23 anni e ha sempre lavorato. Scrive libri, è apprezzato da tutti».


Viceministro Michel Martone Perciò non è uno di quegli «sfigati», parole del viceministro, che non lavorano e a 28 anni ancora fanno finta di studiare? Ma sono sfigati?
«Se fosse un imprenditore privato, lo assumerebbe uno che fra i 18 e i 28 anni è stato parcheggiato all’Università senza fare altro? Detto questo, mi sono stufato di leggermi sui giornali come il padre di quello che ha detto “sfigati”. Non è giusto per lui né per me. Vorrei che finissero tutte le strumentalizzazioni. E per questo lascio il posto. Aggiungo che dei quattro componenti della Civit che mi avevano eletto, tre se ne sono andati. Mi pare giusto che i nuovi facciano la loro scelta».

Scelta alla quale, va spiegato, contribuirà anche lei, dato che resta commissario. Il più giovane di quei tre, Pietro Micheli, se ne andò sbattendo la porta. Fece capire che la Civit era inutile. Vaneggiava?

«Non facciamo un lavoro facile: non creda che nelle pubbliche amministrazioni siano tutti felici di essere valutati. Per di più i componenti avevano provenienze diverse, con difficoltà di amalgama. Poi è stata bloccata la contrattazione, Luisa Torchia si è dimessa, si è dimesso anche Filippo Patroni Griffi (che come ministro ora designerà il suo rimpiazzo, ndr )…».

Un calvario!

«Nelle authority, mi hanno detto illustri colleghi, all’inizio succede».

Lei non era già stato per anni presidente di un’altra authority, quella sugli scioperi?

«Certo. Ma non ero fuori ruolo, tengo a precisare».

Come?

«Dico che quell’incarico l’ho svolto continuando a fare il giudice. Avevo il record delle udienze».

Era presidente di un’authority e contemporaneamente giudicava? «Il Csm mi aveva regolarmente autorizzato».

Capisco: intende dire che non faceva come quasi tutti i suoi colleghi magistrati con altri incarichi, che mettendosi fuori ruolo beccano due stipendi per fare un solo lavoro. Sono solo curioso di sapere come conciliasse i due mestieri.

«Non ero alla sezione lavoro, tutto qui. L’unica volta che sono andato fuori ruolo è stato con l’incarico alla Civit».

La Civit dovrebbe vigilare anche sulla trasparenza. Le sembra normale che qui non si possa sapere quanto intascano i più alti burocrati dello Stato?

«Abbiamo sollecitato le amministrazioni a mettere tutto online. Anzi, abbiamo anche predisposto il modello tecnico. Una volta verificato che non tutte si erano adeguate, sono state dettate nuove disposizioni, precisando che si dovevano pubblicizzare i trattamenti onnicomprensivi».

 Non l’ha fatto quasi nessuno, garantisco.

«Il fatto è che non abbiamo strumenti per verificare».

Controllate sui siti.

«Non ci sono i dati degli incarichi extra, quello è il problema».

Possibile che non ci sia la possibilità di sanzionare chi li tiene nascosti?

«Ci siamo riservati di segnalare alla Funzione pubblica le negligenze. Ma non creda che non abbiamo fatto presente la necessità di avere più poteri. È vero che c’è stato il problema di rilevare il trattamento complessivo di certi soggetti, ma ora il 90% del problema è superato…».

Ne è certo? Sappiamo tutto dello stipendio del più piccolo dirigente di seconda fascia mentre la vera retribuzione del braccio destro del ministro è segreta. Per esempio: nel sito dell’Economia non c’è il trattamento economico del capo di gabinetto Vincenzo Fortunato.

«Purtroppo posso soltanto sollecitare, e ho scritto a Monti. Il fatto è che le nostre disposizioni sulla trasparenza si applicano a tutti, tranne che a Palazzo Chigi e al ministero dell’Economia. Per loro serve un altro decreto».

E dove sta?

«Non c’è ancora».

Da quanto?

«Sette, otto mesi».

Ah.

di Sergio Rizzo

 

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MARTONE RISPONDE A ICHINO: TUTTE LE DELIBERE DELLA CIVIT SONO STATE ADOTTATE ALL’UNANIMITA’

Antonio Martone

In relazione al video pubblicato oggi sul sito di Repubblica, dove vengono artatamente inseriti brevissimi stralci di una intervista durata per oltre un’ora, e con riferimento a quanto dichiarato dall’Ing. Micheli e dal Prof. Ichino, è doveroso precisare che:

  1. mio figlio è stato nominato da Brunetta suo consulente mesi prima della formulazione della proposta della mia nomina a componente della Civit che, in ogni caso, non esercita alcun controllo o vigilanza sul Ministro della pubblica amministrazione;
  2. nel 2009 la nomina dei cinque componenti della Commissione è avvenuta su proposta del Governo, ma con il determinante voto favorevole dei due terzi delle Commissioni parlamentari competenti, a garanzia del pluralismo della sua composizione. I cinque componenti così nominati mi hanno poi eletto Presidente all’unanimità;
  3. tutte le delibere a cui si fa riferimento nel video sono state adottate con il voto unanime di tutti i componenti, ivi compreso il trentunenne Ing. Micheli, che ha rilasciato l’intervista, le cui qualità erano state sottolineate proprio dal Prof. Ichino, malgrado la sua giovane età. In particolare, la delibera di conferimento dell’incarico al Dott. Pistolesi, per curare la raccolta dei documenti e la bozza della Relazione annuale al Ministro Rotondi, è stata adottata  il 1 luglio 2010, mentre l’Ing. Micheli si è dimesso dalla Civit a distanza di oltre sei mesi per altri motivi; al dott. Pistolesi, in ogni caso, è stata corrisposta la metà del compenso previsto in considerazione dell’apporto dato alla redazione della bozza della relazione;
  4. il Cons. Germana Panzironi si è dimessa dall’incarico di componente del Comitato tecnico consultivo dei progetti innovativi e sperimentali con nota del 16 febbraio 2012.
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MAI CONOSCIUTO O INCONTRATO BISIGNANI

In relazione all’articolo pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano con il titolo “Martone senior, la Civit e l’Autority: una poltrona per tutto” preciso che:

  1. non ho mai conosciuto o incontrato Bisignani;
  2. ho conosciuto Papa negli anni ’90, in quanto magistrato aderente alla stessa corrente all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati, ma non ho mai avuto con lui particolari rapporti;
  3. come già precisato innumerevoli volte, non ho partecipato a cene a casa dell’On. Verdini. Una sola volta, invitato a una colazione alle ore 13.00, sono arrivato a casa Verdini con quasi due ore di ritardo, come deve risultare dalle intercettazioni telefoniche, e mi sono trattenuto per pochi minuti per poi tornare in Cassazione. Ignoravo che sarebbe stato presente anche Flavio Carboni che del resto, secondo quanto mi è stato detto risultare da una intercettazione, il giorno successivo si è vivacemente lamentato della mia presenza.
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LA BIOGRAFIA DI ANTONIO MARTONE SECONDO TRAVAGLIO

Nell’ottica di sminuire le qualità di mio figlio e nel richiamare la mia “biografia”, Travaglio, da un lato, afferma che sarei “più noto per le mie poltrone che per le indagini” e, dall’altro, mi definisce un “potentissimo” magistrato.
E’ doveroso, allora, che sottoponga alla sua attenzione circostanze che ignora, o vuole ignorare:
Orfano di padre da quando avevo appena iniziato gli studi universitari, a ventidue anni mi sono laureato con il massimo dei voti e la lode in giurisprudenza presso l’università Sapienza di Roma dopo aver superato con la votazione di 30/30 e 14 lodi venti esami e con il voto 27/30 il ventunesimo:

nel 1965, all’età di ventiquattro anni, sono entrato in magistratura.

Nel 1981 sono stato eletto al CSM, se ben ricordo sono tra i primi cinque dei venti eletti che hanno ottenuto più voti.

Nel 1996 sono stato eletto componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia tributaria ottenendo il maggior numero dei voti di preferenza.

Egualmente, nel 1999 sono stato il più votato in occasione delle elezioni del Consiglio Direttivo Centrale dell’ANM, i cui componenti mi hanno successivamente eletto Presidente della stessa Associazione; mi sono poi dimesso da questa carica perché, contrariamente alla maggioranza del Comitato Direttivo, mi ero dichiarato favorevole alla riforma dell’art. 111 della Costituzione sul giusto processo (tanto da non presiedere il convegno organizzato dall’ANM nel settembre del 1999 per tentare di ostacolarla) e mi ero rifiutato di criticare la sentenza della Corte d’Appello di Palermo che aveva assolto Andreotti.

Sono stato, inoltre, nominato dai Presidenti di Camera e Senato nel 2002 e confermato nel 2006 tra i nove componenti della Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e sono stato successivamente eletto dai componenti all’unanimità Presidente.

Egualmente, dal 1989 al 2002 (con la sola parentesi del periodo in cui ho presieduto l’ANM) sono stato nominato componente del CNEL in qualità di esperto dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Da ultimo, nel dicembre 2009, con Decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della pubblica amministrazione di concerto con il Ministro per l’attuazione del programma di governo e previo parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti espresso a maggioranza dei due terzi, sono stato nominato tra i cinque componenti della Civit che, in occasione dell’insediamento, mi hanno eletto all’unanimità Presidente.

In quasi quarantacinque anni di appartenenza all’ordine giudiziario, se si prescinde dal quadriennio in cui ho fatto parte del CSM, sono andato fuori ruolo soltanto nel dicembre 2009, in occasione della nomina a componente della Civit.

Nei venticinque anni di esercizio delle funzioni giurisdizionali presso la Corte di cassazione, credo di essere tra i magistrati che hanno partecipato al maggior numero di udienze e, a decorrere dal 2011, anche delle Sezioni Unite.
Tutta la documentazione relativa, ivi compresi i dati statistici e i pareri dei Capi della Corte di cassazione che si sono susseguiti nel corso degli anni, provano pienamente quanto detto ed è a disposizione di chiunque vi abbia interesse.

Un’ultima considerazione in relazione alla circostanza che sarei un “potentissimo” magistrato: la mia terza ( e per ciò stesso preferita ) figlia, dopo essersi laureata in biologia con il massimo dei voti e la lode a 25 anni e aver conseguito il dottorato di ricerca in genetica e biologia molecolare presso l’università Sapienza di Roma nei tre anni successivi,  in possesso di un master di secondo livello, da anni svolge attività di ricerca usufruendo di borse di studio e di contratti di breve durata offrendo un significativo esempio di precariato. Non contrasta questa circostanza con l’immagine della mia persona che Travaglio ha cercato di dare?

Antonio Martone

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TRAVAGLIO SU MARTONE TRA DEMAGOGIA INESATTEZZE E FALSITÀ

Antonio Martone

Antonio Martone

Nell’intervento di Marco Travaglio alla trasmissione Servizio pubblico di Michele Santoro del 2 febbraio 2012, c’è un’impressionante alternanza tra demagogia, inesattezze e falsità.

Non dispongo di mezzi di informazione ma il silenzio potrebbe essere interpretato come riconoscimento della verità di quanto affermato, quindi devo replicare come posso, anche se personalmente devo limitarmi alle affermazioni che mi riguardano..

Ho già avuto occasione di precisare più volte, ma evidentemente Travaglio ha voluto ignorarlo, che non sono stato e non sono un assiduo frequentatore dello studio dell’Avv. Previti, che ho incontrato una sola volta oltre 10 anni fa e che, per quanto mi ricordi, non è stato mai difensore o parte dei procedimenti da me trattati.

E’ falsa, altresì, la circostanza che io abbia partecipato “a cene” di Denis Verdini. Sono stato da Verdini una sola volta il 23 settembre 2009. Ero stato invitato per discutere dell’organizzazione di un convegno destinato ai problemi del federalismo fiscale, perché tre giorni prima avevo presieduto una tavola rotonda sullo stesso tema, a cui avevano partecipato i presidenti di tre regioni, importanti magistrati e docenti universitari. L’appuntamento era alle ore 13.00, ma io sono arrivato quasi due ore dopo, come deve risultare sicuramente dalle intercettazioni, mi sono trattenuto per circa mezz’ora per poi allontanarmi, anche perché non ero stato informato della presenza di Flavio Carboni all’incontro, che in una intercettazione del giorno successivo pubblicata su di un libro destinato alla P3 si lamenta vivacemente della mia non prevista partecipazione.

Il Travaglio, inoltre, nel richiamare una deposizione resa, mentre era detenuto, da Arcangelo Martino, afferma che quest’ultimo avrebbe detto che Martone “voleva dare una risposta lavorativa al figlio” e che “lui e Lombardi andarono da Dell’Utri con il curriculum del figlio di Martone per dirgli di sistemare questo figlio rampicante”, ma Dell’Utri disse: “va bene, vedremo”, ciò perché speravano che “Martone intervenisse sulla Consulta per far passare il Lodo Alfano e sulla Cassazione per sistemare una causa fiscale della Mondadori”.
Non dispongo del relativo verbale, ma solo degli stralci pubblicati sui giornali e non posso dilungarmi sulla inattendibilità delle dichiarazioni del Martino (che mi si dice abbia tirato in ballo decine di alti magistrati), in quanto sono stato sentito dal Pubblico Ministero il 3 agosto 2010 e sono tenuto al riserbo del testimone.
Michel Martone Viceministro Lavoro e Politiche Sociali Posso però invocare la “logica” cui ha fatto appello il Travaglio in apertura del suo intervento.
Dallo stralcio del verbale pubblicato da un quotidiano e dai siti web, la frase riportata dal Travaglio (“voleva dare una risposta lavorativa al figlio”) così prosegue (ma il Travaglio la ha omessa): “figlio che fa il commercialista, una cosa del genere, se non ricordo, commercialista mi pare”.
Premesso che mio figlio Michel non è un commercialista, circostanza che Arcangelo Martino, se effettivamente in possesso di un suo curriculum (peraltro facilmente estraibile dai siti web), ben avrebbe dovuto conoscere, va sottolineato che nel 2009, anno al quale si riferisce il Martino, era già professore ordinario di diritto del lavoro da alcuni anni, autore di importanti pubblicazioni e articoli e non aveva certo bisogno di alcuna “risposta lavorativa” e della intermediazione di due millantatori.
E’ questa una delle tante contraddizioni della deposizione del Martino, come risulta anche dagli organi di stampa dell’epoca.
Devo ribadire ancora una volta che non ho mai contattato giudici della Corte costituzionale o magistrati della Corte di cassazione, che dovevano decidere i due procedimenti ai quali il Martino fa riferimento.

Quanto, infine, al collegamento che viene prospettato tra l’asserito incontro di Martino e Lombardi con Dell’Utri e la proposta della mia nomina a componente della Civit, nonché con l’incarico che Brunetta avrebbe conferito a mio figlio a consulente della Civit, non posso che sottolineare che mio figlio non è mai stato consulente della Civit, né ha frequentato la Commissione; mentre, per quanto riguarda la mia nomina, Brunetta mi conosceva ormai da vent’anni, da quando eravamo entrambi componenti del CNEL e ha proposto la mia nomina in considerazione di tutta la mia precedente attività.

Sono dolente di fare queste precisazioni, ma Travaglio ha parlato quale giornalista e credo opportuno aiutarlo ad adempiere al primo dovere di un giornalista: rispettare la verità.

Antonio Martone

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MARTONE: MAI CHIESTO ALL’ONOREVOLE DELL’UTRI DIRETTAMENTE O PER INTERPOSTA PERSONA CARICHE O INCARICHI PER MIO FIGLIO MICHEL

Antonio Martone su TravaglioIn relazione al diffondersi sui siti web di false notizia in ordine ai miei rapporti con l’Onorevole Dell’Utri, preciso che è falso che io abbia “portato il curriculum” “di mio figlio all’Onorevole Dell’Utri” e che, comunque, gli abbia chiesto, anche per interposta persona, una “sistemazione lavorativa” per mio figlio Michel.

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INESISTENTI RAPPORTI TRA IL GIUDICE MARTONE E L’AVVOCATO PREVITI

In occasione delle recenti polemiche, suscitate da una dichiarazione resa da mio figlio Michel in ordine alla durata degli studi universitari, riportate negli articoli di stampa o diffusi via web, sono stato qualificato come “potente amico” di Previti e “assiduo dello studio” Previti e si è ritenuto, altresì, di richiamare la mia partecipazione ad una “cena” o a “un pranzo” a casa di Verdini.

Poiché ho avuto occasione di incontrare l’ Avvocato Previti una sola volta dieci anni fà e, in quarantacinque anni di esercizio delle mie funzioni giurisdizionali a Roma, non ricordo di essermi occupato di procedimenti nei quali l’ Avv. Previti era difensore o era comunque interessato, sono stato costretto a scrivere al Direttore dell’ Espresso e di Repubblica per richiedere la pubblicazione della smentita e delle precisazioni che risultano dalle seguenti lettere.

Nella stessa occasione ho dovuto anche smentire di essere stato “membro della Fondazione Craxi”.

Lettera Direttore Espresso

Lettera Direttore Repubblica

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E’ FALSO CHE MICHEL MARTONE SIA STATO CONSULENTE DELLA CIVIT PRESIEDUTA DA SUO PADRE

Altra circostanza non vera risulta pubblicata sul sito del “il manifesto“.

Sono stato costretto a precisare che mio figlio Michel non ha mai ricevuto nessun incarico dalla Commissione da me presieduta e si è anche astenuto dal frequentarla, tanto da passare a trovarmi al massimo una decina di volte in due anni.

Lettera Direttore Il Manifesto

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Lettera di Martone al Direttore de Il Sole24ore

Dott. Roberto Napoletano
Direttore de Il Sole 24 Ore

Gentile Direttore,
a pagina 18 del giornale da Lei diretto, con il titolo “Per la CiVIT difficile trovare commissari”, è pubblicata la notizia che la Commissione Affari costituzionali della Camera “ha bocciato la proposta del Governo di ricompattare i ranghi della CiVIT con la nomina di due accademici”.

Ritengo opportuno richiamare la sua attenzione sulla circostanza che, in occasione della votazione erano presenti 33 componenti e che la proposta ha ottenuto 30 si 2 no e un astenuto.
Non si è raggiunta, però, la maggioranza dei due terzi dei componenti a causa delle numerose assenze. In particolare erano assenti 5 componenti della Lega nord, 3 del PDL, 2 dell’IDV, 2 del gruppo misto, 1di Futuro e libertà e 3 dell’UDC.

Si è invece astenuto l’Onorevole Vassallo, motivando il suo dissenso dal Guppo di appartenenza (il PD), con argomentazioni che sia pure sinteticamente, vengono riprese dall’articolo pubblicato sul Sole.

Per quanto mi riguarda tengo a precisare che nel corso dell’indagine sulla c.d. P3, che secondo le notizie di stampa si è conclusa questa estate, non sono stato mai indagato ma sentito una volta sola, il 3 giugno 2010, come persona a conoscenza dei fatti e con l’obbligo del riserbo del testimone.

Per completezza di informazione le allego anche l’e-mail che all’indomani della votazione ho inviato all’Onorevole Vassallo.

Roma, 26 settembre 2011

Antonio Martone

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Dichiarazioni dell’on. Vassallo relative alla CIVIT e mie precisazioni

Antonio Martone

Antonio Martone

Il 21 settembre in occasione della votazione sul parere della I Commissione della Camera dei deputati in relazione alla nomina di due componenti della CIVIT, l’on: Vassallo ha motivato la sua astensione, in dissenso dal gruppo del PD, richiamando tra l’altro le circostanze “rappresentate in un atto di sindacato ispettivo sottoscritto dai colleghi Giovanelli e altri in data 30 novembre 2010.

Pubblico di seguito l’email di precisazione che ho inviato all’on. Vassallo (l’interrogazione Giovanelli e le mie precisazioni sono già pubblicate in questo sito)

Gentile onorevole Vassallo,
dagli atti parlamentari ho avuto notizia della motivazione della sua astensione in occasione della votazione sul parere relativo alla nomina di due componenti della CIVIT. Nella parte in cui Lei si è riferito alla mia persona e ha richiamato interrogazioni e atti parlamentari che mi riguardano, ritengo doveroso trasmetterle copia della dichiarazione che ho rilasciato il 21 luglio 2010 in relazione al comunicato dei senatori PD della commissione “lavoro” del Senato e della lettera che il 5 dicembre, dopo che sul sito del PD era stato pubblicato il testo dell’interrogazione a firma dell’on Giovannelli, ho inviato all’on. Bersani quale titolare del sito.
Colgo l’occasione per precisare che, secondo notizie della stampa, l’indagine sulla c.d.”P3” si è ormai conclusa e che io sono stato sentito come persona a conoscenza dei fatti una sola volta dal PM il 3 agosto del 2010.
Spero vorrà prendete visione dei documenti che seguono anche perché mi sento in parte responsabile del mancato parere favorevole per la nomina di due componenti in grado di offrire alla Commissione un indispensabile contributo anche a garanzia del pluralismo delle idee.
Antonio Martone

Ecco i documenti:

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